Mio padre, da poco piu’ di un anno, credo, ha un indirizzo mail lavorativo. Il primo della sua vita.
Che gia’ di suo fa ridere, perche’ e’ @interno.it, che quando lo leggo penso sempre ad una roba un po’ perversa tipo @internal.org …
Poco fa ho chiamato mio padre dicendo: “guarda che ti ho mandato una mail, aprila”.
E lui mi fa “no, non e’ ancora arrivata “.
Fate conto che lui avra’ pronunciato questa frase seduto alla sua scrivania, sulla quale NON e’ poggiato il computer. Il computer che li ministero gli ha fornito e’ poggiato sull’altra scrivania del suo ufficio, la scrivania della tecnologia: computer, stampante, monitor, mouse, cavi, e quant’altro.
Gli rispondo “papa’, te l’ho mandata venti minuti fa, figurati se non ti e’ ancora arrivata”.
Al che lo sento che si alza, va davanti al computer, e mi fa ” no no, e’ arrivata, e’ arrivata”.
Ehhhh, ma non mi dire. Gli rispondo “bene, leggitela e stampati l’allegato”.
Ecco, mio padre me lo vedo, alle prese con le e-mail.
Presumo la veda, a prescindere dalla tecnologia, come una procedura comunque legata alla posta ordinaria (lui il cui primo lavoro fu un impiego trimestrale alle poste), o ai fax, o ai piccioni viaggiatori. Un mezzo che comunque, per quanto tecnologico, ha i suoi tempi.
Ci vuole un po’ di tempo, insomma, perche’ arrivi una mail. Sapevo, chiamandolo dopo “soli” venti minuti, che quella mail non fosse ancora stata notata da mio padre.
Io un po’ me lo immagino mio padre, che guarda fuori dalla finestra del suo ufficio, con vista sul suo angolo di giardino del palazzo e poco oltre sulla sua Yaris, che parcheggia da anni sempre nello stesso identico posto, in viale Varese, cosi da poterla vedere in qualsiasi momento dalla sua finestra.
Se qualcuno entrasse nel suo ufficio e gli chiedesse “Vito, ma che stai facendo?” lui, con sguardo un po’ stupito per la banalità della domanda, e un po’assorto, risponderebbe “ehhh, niente, mio figlio mi ha detto che mi ha mandato una mail. La sto aspettando”.
Questa è l’attesa delle mail da parte di mio padre Vito. Solo perche’ anni fa ha smesso di fumare. Se no, almeno una sigaretta per ingannare l’attesa, l’avrebbe consumata.





















